Se ogni sera ti prometti «domani mi organizzo meglio» e ogni mattina ti ritrovi a rincorrere la giornata, questo articolo è per te.
Non ti porterò una lista di trucchi per diventare più disciplinata. Ti porterò un cambio di sguardo, quello che a me ha fatto tirare un respiro di sollievo, e qualche passo concreto su come ritrovare la motivazione dopo un periodo difficile: forse non ti manca la forza di volontà. Forse ti manca un contesto che ti sostenga.
E mentre leggi, magari ti accorgerai che stai già iniziando a guardare le tue giornate con occhi un po’ più gentili.
Perché mi sembra di non farcela mai?
Conosco bene quella sensazione, perché è stata anche la mia. Ti svegli e la giornata è già piena prima ancora di cominciare. Il telefono vibra, le richieste arrivano da ogni parte, la lista delle cose da fare si allunga mentre provi ad accorciarla. Arrivi a sera stanca, con la sensazione di aver corso tutto il giorno senza aver fatto niente di ciò che contava per te. E ti dici che nel weekend recupererai. Il weekend arriva, e tra impegni, famiglia, lavoro e stanchezza, quel momento non arriva mai.
Allora comincia la voce interiore: «Non sono capace di organizzarmi. Le altre ce la fanno, io no. Mi manca la forza di volontà.»
Se stai attraversando un periodo difficile – una separazione, un lutto, un cambio di lavoro, un burnout, i figli che crescono e le giornate che all’improvviso hanno un ritmo diverso – questa voce può diventare ancora più forte. Perché senti di dover «rimetterti in carreggiata», e più ci provi più ti sembra di scivolare indietro.
Voglio dirti una cosa con tutta la gentilezza che posso: la colpa e la stanchezza che senti sono comprensibili. Le ho sentite anch’io, e le sento ancora nei giorni più pieni. Non c’è niente di sbagliato in te. Ma la conclusione a cui arrivi – «il problema sono io» – forse non è quella giusta.
La forza di volontà è sopravvalutata?
Siamo cresciute con un’idea molto diffusa: chi ce la fa ha carattere, chi non ce la fa deve impegnarsi di più. È un’idea che mette tutto il peso sulle nostre spalle.
Angela Duckworth, la psicologa diventata famosa per i suoi studi sul «grit», la tenacia, nel suo nuovo libro Situated (2026) sostiene che l’ambiente e le persone intorno a noi contano più della forza di volontà. Detto con parole semplici: le situazioni in cui ci mettiamo ogni giorno influenzano quello che facciamo molto più delle nostre buone intenzioni.
È una notizia che alleggerisce, vero? Perché se il contesto conta così tanto, allora non devi diventare un’altra persona per cambiare. Puoi cominciare cambiando il modo in cui sono costruite le tue giornate.
Prova a sentire la differenza tra «sono io che non valgo abbastanza» e «sto provando a farcela in giornate costruite contro di me». La prima frase ti chiude. La seconda ti apre una porta.
Come ritrovare la motivazione dopo un periodo difficile partendo dal tuo tempo
Quando parlo di contesto non penso solo ai luoghi. Penso soprattutto a come è fatta la tua giornata: l’ordine in cui arrivano le cose, le notifiche che interrompono, gli impegni presi per abitudine, le richieste a cui rispondi prima ancora di chiederti se puoi, il primo gesto del mattino e l’ultimo della sera.
C’è un principio che uso spesso con le donne che accompagno: quando cambia il contesto, cambia anche il modo in cui ti senti. Il nostro stato d’animo non nasce nel vuoto. Se la prima cosa che fai al mattino è leggere i messaggi di lavoro, il messaggio che ricevi – anche senza accorgertene – è «sei già in ritardo». Se invece la giornata comincia con dieci minuti solo tuoi, il messaggio cambia: «c’è spazio anche per te».
La motivazione, allora, non è qualcosa da tirare fuori a forza. È qualcosa che torna, piano piano, quando le tue giornate smettono di remarti contro.
Non serve rivoluzionare tutta l’agenda. Anzi, quando siamo stanche, i grandi piani di riorganizzazione diventano solo un altro modo per sentirci inadeguate. Serve un solo punto fermo da cui ripartire. Io lo chiamo il momento alleato.
Cos’è un momento alleato?
Un momento alleato è un piccolo tempo della tua giornata che lavora per te invece che contro di te. Può essere il primo quarto d’ora del mattino, la pausa dopo pranzo, il tragitto in macchina, i dieci minuti prima di andare a dormire. Non deve essere lungo. Deve essere tuo, protetto e capace di ricordarti chi vuoi essere.
Immagina, per esempio, una mattina qualunque. Ti svegli e, invece di prendere subito il telefono, ti siedi con il caffè e il tuo quaderno. Senti il calore della tazza tra le mani, il silenzio della casa ancora addormentata. Su una pagina c’è una frase scritta a mano e la tua unica priorità del giorno. Tre minuti, niente di più. Non è cambiato niente di grande, eppure la giornata comincia con un messaggio diverso: «ci sei anche tu».
È questo che fa un momento alleato: non risolve tutto, ma ti dà un punto fermo da cui ripartire, ogni giorno.
È lì che la frase «ordine fuori, ordine dentro» diventa concreta: metti ordine in un piccolo pezzo della tua giornata, e dentro qualcosa si riordina un po’.
4 passi per creare il tuo momento alleato
1. Scegli un momento
Guarda la tua giornata con occhi nuovi e chiediti: quando ho un attimo che potrebbe essere mio? Quando mi sento più presente, o più svuotata? Scegli un solo momento, quello più realistico. Non il più ambizioso: il più facile da proteggere.
2. Liberalo dalle interruzioni
Per quei dieci minuti metti il telefono in modalità silenziosa o in un’altra stanza, chiudi la posta, avvisa chi vive con te se serve. L’obiettivo non è la perfezione, è sentire per qualche minuto che nessuno ti sta chiedendo niente. Spesso basta quel silenzio per sentire le spalle un po’ più leggere.
3. Riempilo con una sola cosa che ti ricorda chi vuoi essere
Qui nasce la magia piccola. Scegli un gesto, uno solo: un caffè bevuto seduta, tre righe sul quaderno, un respiro lungo alla finestra, la tua priorità del giorno scritta a mano, una frase da rileggere. Ripetuto ogni giorno, quel gesto diventa un segnale: il corpo e la mente imparano a riconoscerlo e a ritrovare, insieme a lui, un po’ di calma, di coraggio, di fiducia. Una frase come «Ogni giorno trovo un po’ più di spazio per me» funziona proprio così: più la incontri, più impari a cercare e a notare quello spazio.
4. Scrivilo in agenda
Un momento alleato che non è in agenda resta un desiderio. Scrivilo come un appuntamento vero, con un orario. Sono dieci minuti, ma ogni giorno ti ricordano che anche tu hai un posto nella tua giornata.
E ora immagina per un momento la te di tra un mese, che ha protetto ogni giorno quei dieci minuti. Come comincia le sue mattine? Che cosa sente quando apre l’agenda? Puoi iniziare domani mattina, oppure già stasera, scegliendo il tuo momento: decidi tu il passo che ti somiglia di più.
E se non funziona subito?
Può darsi che dopo tre giorni il tuo momento alleato sia già stato invaso da un’urgenza, una telefonata, una richiesta. Succede, ed è normale. Non è la prova che hai fallito: è un’informazione. Ti dice che quel momento è sotto pressione, che forse serve spostarlo, accorciarlo, o parlarne con chi vive o lavora con te.
Ricominciare non ti riporta al punto di partenza. Ti insegna qualcosa in più su come funziona la tua giornata, e su cosa ti serve davvero.
E se in quei giorni ti accorgi di essere stanca, prova a guardare con gentilezza anche la tua stanchezza: non è una nemica da battere, è un messaggio da ascoltare.
Ricorda: stiamo costruendo un contesto che ti sostenga, non una giornata perfetta. Il tuo momento alleato può essere imperfetto e cambiare forma. L’importante è che, quando arriva, ti faccia sentire un po’ più a casa dentro di te.
Una domanda per te
Prima di chiudere, ti lascio una domanda. Non rispondere subito: portala con te per qualche giorno.
Quale momento della tua giornata, se fosse davvero tuo, ti farebbe sentire più te stessa?
Forse la risposta arriverà mentre bevi il caffè, o mentre aspetti al semaforo stasera. Quando arriva, quello è il tuo primo momento alleato.
Domande frequenti su come ritrovare la motivazione
Come ritrovare la motivazione dopo un periodo difficile se non ho energie?
Parti piccolissimo. Non serve un grande piano: bastano dieci minuti protetti al giorno, sempre nello stesso momento, con un gesto che ti fa stare bene. La motivazione spesso non arriva prima di cominciare: torna dopo, quando la giornata smette di remarti contro.
È vero che la forza di volontà non basta?
Secondo Angela Duckworth, nel libro Situated (2026), l’ambiente e le persone intorno a noi contano più della forza di volontà. Per questo, invece di spingerti di più, conviene cambiare il contesto: l’ordine della giornata, le interruzioni, gli impegni presi per abitudine.
Cos’è un momento alleato?
È un piccolo tempo della giornata, anche solo dieci minuti, che lavora per te: lo scegli, lo proteggi da notifiche e richieste, lo riempi con un solo gesto che ti ricorda chi vuoi essere e lo scrivi in agenda come un appuntamento vero con te stessa.
Cosa faccio se salto il mio momento alleato per qualche giorno?
Riprendi dal giorno dopo, senza ricominciare da zero. Un giorno saltato non è un fallimento: è un’informazione. Forse quel momento è troppo esposto alle urgenze e va spostato o accorciato. Ogni ripartenza ti insegna qualcosa in più su ciò che ti serve.
Ritrovare la motivazione, un giorno alla volta
Se sei arrivata fin qui, forse una parte di te ha già scelto il suo momento. Ritrovare la motivazione dopo un periodo difficile non significa diventare un’altra persona: significa costruire, giorno dopo giorno, giornate che ti sostengono. E da lì, piano piano, anche la voglia di ricominciare trova la strada per tornare.
Se senti che è il momento di fare questo pezzo di strada insieme, iscriviti alla mia newsletter: ogni due settimane ti scrivo una lettera con una riflessione, un piccolo passo pratico e una risorsa per ritrovare spazio nel tuo tempo e dentro di te. E rispondimi, quando vuoi: leggo tutte le mail, una per una.
Con affetto,
Elena
Fonti e riferimenti
- Angela Duckworth, Situated: Find the People and Places That Bring Out Your Best, 2026 (in inglese).
- Intervista ad Angela Duckworth su Situated: Here & Now, WBUR, 31 agosto 2026 (in inglese).

Lascia un commento